sei in: Scopri la Bonifica | La storia

La storia


Bonifiche: vitali dall’antichità. Le prime opere di bonifica risalgono al VI secolo a.C. quando gli Etruschi si insediarono nella pianura padana fondando le città di Felsina (Bologna), Modena, Reggio, Mantova e Melpo (Milano). Durante la loro permanenza nel territorio, eseguirono opere grandiose per costringere il fiume Po entro gli argini, per bonificare i terreni e per sistemare le via navigabili. Gli etruschi, in tal modo, gettarono le basi dell’orientamento idraulico della pianura padana destra, da Piacenza al mare; un’opera che verrà ripresa, nei secoli successivi, dai romani che proseguirono i lavori di bonificazione. Dopo la calata dei barbari in Italia, l’opera di bonifica venne interrotta. Le continue battaglie portarono la popolazione a rifugiarsi nelle zone boschive collinari o della montagna, mentre i campi della pianura si coprivano di sterpaglie e, il mancato controllo delle acque, le fece tornare zone paludose e malsane. Bisogna aspettare l’anno Mille perché si riattivino i lavori di bonifica del territorio per opera dei frati benedettini, che realizzarono importanti opere idrauliche e riuscirono a bonificare numerosi terreni. Nel X secolo venne strappata alle acque la zona di Brescello e, con il fiorire dell’economia, nel Medioevo, vennero prosciugate e rese fertili ampie aree pianeggianti. Proprio in quegli anni, nascono gli “antenati” dei consorzi di bonifica: i monaci, infatti, fondarono le “congregazioni o confraternite delle acque”, organismi che disciplinavano e organizzavano le opere di bonifica. Nonostante l’importante opera dei Benedettini, le condizioni della bassa Reggiana e Modenese rimanevano ancora critiche: il territorio era coperto da ampie paludi formate dalle acque del Crostolo e dell’Enza che non erano stati incanalati nel Po.
I Bentivoglio, avi illustri. Nel 1500, la famiglia Bentivoglio, feudataria di quella zona, cominciò un’ampia operazione di bonifica delle paludi. Vennero costruiti e potenziati l’argine desto del torrente Enza, gli argini del Cavo Cava e quelli di torrenti minori, per impedire all’acqua provenienti dall’Appennino di allagare le terre da bonificare. Inoltre venne creato per il torrente Crostolo un nuovo corso che lo conducesse fino al fiume Po, mentre le acque alla sinistra del Crostolo vennero fatte defluire nel Secchia, attraverso la costruzione di una galleria, la famosa Botte Bentivoglio ancora oggi in funzione. Nel Sei- Settecento, l’opera di bonifica venne messa dura prova da inondazioni e sconvolgimenti naturali. Fra i lavori più significativi di quel periodo, si ricorda la costruzione del Canale della Spelta, che permise di utilizzare l’acqua dell’Enza per l’irrigazione. L’intervento avvenne nel 1640 grazie al governo ducale di Parma che voleva portare l’acqua nel territorio Farnese cosiddetto “oltrenza” mediante la costruzione di questo nuovo canale. Nell’Ottocento, l’esigenza di nuove terre coltivabili, portò a riprendere in mano, in modo organizzato, la situazione della bonificazione del territorio
Nascita dei Consorzi. L’atto di nascita ufficiale dei Consorzi di bonifica può ritenersi la legge sui Lavori Pubblici del 1865, in ossequio alla quale le vecchie Congregazioni delle Acque si trasformarono in altrettanti Consorzi Idraulici.
In particolare il Consorzio del Cavo Parmigiana-Moglia pubblicò il proprio statuto nell’anno 1873, mente il consorzio Bentivoglio fu fondato nel 1878. La situazione che i due consorzi si trovarono a fronteggiare era complicata. Prima della bonifica attuata nel XX secolo, le province di Reggio Emilia e Modena erano caratterizzate nella zona di pianura da un territorio in gran parte impervio, luogo di espansione delle piene dell’Enza, del Crostoso, del Secchia e dei loro piccoli affluenti. In conseguenza di tale stato del territorio consortile nel 1915 viene presentato il progetto per il riordino dell’intero sistema idraulico. Iniziati nel 1919 i lavori sulla rete idraulica si conclusero nel 1926 e comportarono il tracciamento o l’approfondimento di 1300 chilometri di canali, con la rimozione di 10 milioni di metri cubi di terra. Vennero costruiti due canali: il cavo Parmigiana- Moglia, a servizio del territorio reggiano, ed il cavo Lama, a servizio del territorio modenese. Venne, poi realizzato un impianto idrovoro di 8 elettropompe nel fiume Secchia a San Siro in località San Benedetto Po. Nel 1927, il Consorzio Parmigiana Moglia e Bentivoglio, unirono le loro forze per costruire un’opera di presa dell’acqua a fini irrigui dal Po a Boretto. Il canale Derivatore venne inaugurata nel luglio del 1930. La crescente urbanizzazione ha reso necessario aumentare la portata massima dei canali attraverso la costruzione di nuove opere e l’adeguamento di quelle esistenti. Tra le più importanti ricordiamo un impianto di sollevamento dal Po a Boretto, l’ampliamento del Canale Derivatore, eseguito tra il 1950 e il 1956 e la costruzione di una nuova botte sotto il Torrente Crostolo, a sussidio della esistente botte Bentivoglio. Da allora sono stati mantenuti in efficienza e adeguati alle maggiori portate in ingresso i cavi di scolo e, negli anni scorsi, è stato realizzato un ulteriore impianto idrovoro, per lo scarico nel fiume Po a Boretto.
Tempi moderni: la sfida del futuro. Nel 2009 i Consorzi di Bonifica Parmigiana Moglia Secchia e Bentivoglio Enza avviano le operazioni per l’unificazione che portano alla nascita di un Consorzio unitario, accogliendo così la proposta di riordino formulata dalla Regione Emilia Romagna in seguito dell’accordo previsto dalla Conferenza Stato – Regioni, ed espresso dalla legge regionale 5/2009. Nasce un Consorzio che per estensione idraulica e attività si posiziona da subito ai vertici in Italia. E’ grazie alla sua insostituibile funzione che le città possono guardare con serenità all’arrivo della pioggia, la Bassa al correre nelle sue vene di fiumi e torrenti, la montagna di confidare nella maggiore stabilità dei pendii.